Lorenzo Amadori | About me
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LA LEGGEREZZA DEL CUORE

Alcune considerazioni disordinate e sparse nella nebbia…
grandi grandissime tele con dentro il mare, nuotatori e nuotatrici che saltano, si tuffano, bagnando tutto attorno, nel mondo fantasmagorico di Lorenzo che si capisce quanto adori il mare, come vorrebbe racchiuderlo, raccontarlo, farcene sentire l’odore…sentire quello che lui prova…l’acqua la libertà dell’acqua…. nelle grandi sculture in cartapesta policroma il secondo mondo prende corpo, si materializza, animali probabili in atteggiamenti o funzioni impossibili… il grande cane, la maialina sexi, il pesce in uno slancio verticale, eppure la mia (oh perbacco) sensazione è che le sculture siano molto più leggere dei quadri… più fluide, nonostante la colla la carta e qualche altra diavoleria segreta che solo l’artista sa… conoscendo Lorenzo, la sua fisicità dolce possente e rassicurante, si può capire anche la sua scultura…

Alberto Barbadoro
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ANTROPOLOGIA CRIMINALE

MILANO – Eravamo nel pieno degli anni Quaranta, in piena Guerra Mondiale, quando Carlo Cardazzo fondò a Venezia, nella centralissima Riva degli Schiavoni, la Galleria del Cavallino. Molto, da allora, è cambiato: la galleria si è espansa, nella sede milanese sono passati molti dei più grandi artisti del Novecento, da Braque a Picasso, da Pollock a Kandinsky, da Mirò a Schwitters, da Burri a Dubuffet. Fino a Lucio Fontana, che qui ha presentato, nel 1951, il Manifesto Bianco, sancendo la nascita, di fatto, dello Spazialismo. Può dunque dirsi fortunato Lorenzo Amadori (Pesaro, 1972) ad esporre qui le proprie opere. L’attenzione che la Cardazzo Factory di via Manzoni ha riservato allo scultore è eloquente e mirata, coronando un percorso di scoperta e investimento sui giovani, iniziato quasi settant’anni fa.

Colorato per definizione, l’universo antropomorfo di Amadori attira immediatamente l’attenzione dello spettatore. Tutto, qui, ha l’apparenza del gioco, dalle tonalità squillanti alle forme fumettistiche degli animali, prossime a quelle ludiche dell’infanzia. Ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno. Il gioco, in Amadori, non è mai fine a sé stesso, ma si serve di un linguaggio piano e facilmente comprensibile per veicolare un contenuto affatto scontato, che intercetta anzi problematiche di carattere esistenziale e politico, di sicuro interesse per lo spettatore avvertito. «Compito dell’artista è quello di mettere a disposizione della collettività la propria sensibilità individuale. Spetta a lui, con le sue opere scardinare le situazioni correnti». Se, tuttavia, è nella pittura che più risalta l’acredine dell’artista (la pittura è «un cazzotto allo stomaco», per usare le parole di Amadori), nella scultura la denuncia sociale è condotta con garbo, leggerezza, ironia e fantasia. Senza perdere in nulla, per questo, della sua incisività. Basta leggere i titoli delle opere, per rendersene conto: Gli uomini hanno reso i tassi variabili è, con riferimento all’economia, un tasso surreale, il cui posteriore è collegato all’anteriore a fisarmonica; L’importante è distinguersi è, ironicamente, una pecora; mentre le scarpe femminili indossate dal maiale in Perle ai porci ribaltano, in chiave parodistica, il noto messaggio evangelico.

I riferimenti si sprecano, in queste opere singolari. La pop art, innanzitutto. Come non pensare, guardando gli animali di Amadori, a Claes Oldenburg (1929), che già negli anni Sessanta esponeva oggetti di uso comune e quotidiano, ispirati agli status symbol della società dei consumi, come l’hot dog, e riproposti su larga scala. E poi il surrealismo: non si spiegherebbero altrimenti certe combinazioni fantastiche, come il pinguino coi calzettoni (Il pinguino freddoloso), piuttosto che l’utilizzo in chiave ludica di materiali comuni, come lo sgabello ne La giraffa (e la memoria corre al sellino e al manubrio della bicicletta utilizzati nella Testa di toro da Picasso). Ma l’elenco potrebbe continuare, scovando tangenze e insospettate intersezioni con numerosi esponenti del contemporaneo, come Francesco De Molfetta o Bruno Caccia. Bravo, tuttavia, è Lorenzo Amadori a tenere dietro le quinte gli epigoni, attenendosi ad un dettato stilistico nuovo e accattivante, che sa come conquistarsi le simpatie del pubblico senza rinunciare, per questo, alle necessarie esplorazioni contenutistiche e formali, che, sole, possono conferire agli animali esposti lo status di opera d’arte.

Roberto Rizzente

ANTROPOLOGIA ANIMALE

E’ un bestiario ironico lo zoo animato di Lorenzo. Giraffe, pesci spada, cani, conigli, tassi, maialini, pinguini escono dallo studio e dalla creatività dell’artista alla scoperta del mondo.
Conosco questo lavoro da anni seguendone l’evoluzione e la qualità dell’esecuzione: le “sculture” di Lorenzo – in cartapesta policroma e materiali vari, di dimensione sempre diversa dal reale, più grandi o più piccole, apparentemente docili, leggere e affettuose – nell’osservazione della realtà rivelano neanche tanto velatamente il loro intento ironico, per alcune giocoso, lievemente acido per altre. Uno zoo parallelo allo zoo umano che prende vita e cresce in ogni lavoro e dove creazioni dal titolo spiazzante come Il Pinguino freddoloso, E’ un coniglio, Perle ai porci (solo alcuni dei titoli del lavoro di Lorenzo Amadori) si prendono lo spazio che li aspetta, si insinuano sottilmente nella realtà per una critica anche aspra sul malessere del vivere; soprattutto in relazione a comportamenti superficiali tra l’essere e apparire. Tra l’essere diverso da ciò che si è, e quello che si vorrebbe essere. Opera e titolo sono sempre strettamente rapportati e sono entrambi parti costituenti dell’opera creando un corto circuito tra l’osservatore e la creazione. Tre dunque gli agenti del prodotto artistico, il manufatto, il titolo e il pensiero di chi guarda; tutti insieme in moto per dare senso all’opera rivelando la vera natura critica del bestiario. Ogni essere rappresentato diventa così altro da ciò che appare. Non è il mondo del disincanto disneyano quello colorato e immaginifico di Lorenzo, piuttosto un mondo accorato dove l’ironia si trasforma in ghigno, dove il debole è in realtà forte (come per esempio E’ un coniglio) o dove un sentimento, o un’ emozione, si trasfigura e sottintende altro (come ne Il miglior amico dell’uomo che giocando sul luogo comune dell’amicizia tra cane e padrone, rimanda al tema sentito della complicità maschile.

Alberto Barbadoro


QUANDO IL CANE ASSOMIGLIA AL PADRONE

Tanto più è stretto il legame quanto la somiglianza ci appare sempre più evidente. Così le opere di Lorenzo sembrano lo specchio di questo “grande” uomo; alte, larghe e imponenti, alleggerite dai soggetti che rappresentano. Tutti umili sognatori in un contesto onirico senza confini.
“Quando vidi Lorenzo per la prima volta mi scosse la sua raffinata umiltà; capii fin da subito la straordinaria somiglianza con le sue opere. Non è l’artista travagliato e introverso come l’immaginario collettivo vorrebbe. Al contrario, ironico e brillante con un pizzico di melanconia sono gli stessi ingredienti che ritroviamo nelle sue tele come nelle sue sculture``.

FermentiLab